Affinamento in acciaio, effetti su acidità e aromi

Scopri cos’è l’affinamento in acciaio, come cambia il vino e i suoi vantaggi rispetto ad altri materiali. Guida completa per capire tecniche e risultati organolettici - Vini Con Me

L’affinamento in acciaio è il periodo di maturazione che il vino trascorre in serbatoi di acciaio inossidabile dopo la fermentazione. Il recipiente non cede gli aromi del rovere ma lascia spazio a trasformazioni capaci di cambiare gusto, profumi e consistenza. La freschezza, nel linguaggio della degustazione, indica la sensazione legata all’acidità e va distinta dalla temperatura di servizio. Anche in acciaio può avvenire la fermentazione malolattica, durante la quale batteri trasformano l’acido malico in acido lattico, riducendo generalmente l’acidità misurata. Una nota di burro può dipendere dal diacetile prodotto da questi batteri e non dimostra un passaggio in botte. Il contatto con le fecce fini, un deposito ricco di cellule di lievito, può modificare la consistenza del vino attraverso il rilascio di sostanze, tra cui le mannoproteine. Il rimescolamento del deposito, chiamato bâtonnage, richiede scelte precise. Le pareti dell’acciaio sono impermeabili all’ossigeno, che può comunque entrare durante le operazioni di cantina e sciogliersi nel vino. Persino un vino fermo contiene anidride carbonica disciolta, capace di influenzare le sensazioni del sorso. Per interpretare una bottiglia servono dunque informazioni su durata, fecce, malolattica e gestione dei gas. Un singolo profumo non permette di ricostruire tutte le lavorazioni. La qualità si valuta nell’equilibrio del vino.

Vino biologico, regole, solfiti e certificazione spiegati bene

Scopri cos'è il vino biologico, come si distingue dal tradizionale e perché è importante per l’ambiente. Guida completa alle pratiche e ai benefici - Vini Con Me

Il vino biologico europeo rispetta regole specifiche sia nella coltivazione delle uve sia nella trasformazione in cantina. La certificazione biologica riguarda un metodo controllato, non una promessa di assenza di qualsiasi trattamento, superiorità del gusto o beneficio sanitario. In vigneto sono ammesse soltanto le sostanze autorizzate alle condizioni previste: anche prodotti a base di rame e zolfo possono rientrare nella difesa biologica. In cantina esistono liste e limiti per sostanze e pratiche. I solfiti sono consentiti e i massimi dipendono dalla tipologia e dagli zuccheri residui. Per i vini rossi considerati dalla regola con zuccheri inferiori a 2 grammi per litro, il limite ordinario è 100 milligrammi per litro di anidride solforosa totale; per bianchi e rosati analoghi è 150. Sono tetti, non quantità che ogni produttore deve aggiungere, e non vanno applicati indistintamente a tutti i vini. Il logo europeo, il codice dell’organismo di controllo e l’indicazione dell’origine agricola aiutano a riconoscere la certificazione. Biologico non equivale automaticamente a vegano, naturale, senza solfiti o privo di residui. Per scegliere conviene verificare la bottiglia specifica e chiedere dati sulle pratiche aziendali. Anche conservazione, imballaggio e trasporto restano aspetti distinti da valutare quando si parla dell’impatto complessivo del vino che acquistiamo.

Persistenza del vino, cosa rimane dopo il sorso

Scopri cos'è la persistenza del vino, come riconoscerla e perché è un parametro essenziale per distinguere un vino buono da uno eccezionale - Vini Con Me

La persistenza del vino descrive ciò che continua a essere percepito dopo il sorso ma occorre distinguere aromi, gusti e sensazioni tattili. La persistenza aromatica coinvolge il percorso retronasale, attraverso il quale sostanze provenienti dalla bocca raggiungono il naso. Non dipende soltanto dall’alcol e non coincide con la durata dell’astringenza o del calore. Una ricerca del 2019 su nove volontari ha misurato il rilascio di cinque composti aggiunti a un rosato dopo l’espulsione del vino. I composti non diminuivano alla stessa velocità e risultavano differenze tra persone. Le misure strumentali non erano una classifica del piacere o della qualità delle bottiglie. Saliva, superfici della bocca e composizione del vino partecipano alla ritenzione e al rilascio aromatico. Per valutare il finale conviene osservare il sorso, attendere senza aggiungere altri stimoli, descrivere ciò che resta e confrontare le impressioni in condizioni simili. Una lunga nota amara non dimostra automaticamente un finale aromatico lungo. Anche la qualità di ciò che rimane conta, insieme a equilibrio, intensità e precisione dei profumi. Il cronometro può aiutare l’osservazione ma una soglia universale di secondi non certifica un grande vino. Gli appunti sono più utili quando indicano quale sensazione dura e come cambia, anziché limitarsi a un numero.

Vini vegani, cosa cambia nella chiarifica e come riconoscerli

Scopri cosa sono i vini vegani, come vengono prodotti e se sono davvero migliori. Una guida per sfatare miti e comprendere il trend oltre il marketing - Vini Con Me

I vini vegani sono prodotti senza impiegare ingredienti e sostanze di origine animale nelle fasi considerate dai criteri adottati. L’uva è vegetale ma il processo può includere coadiuvanti animali, soprattutto nella chiarifica: albumina d’uovo, caseina del latte, gelatina o colla di pesce. Questi materiali aiutano a rimuovere componenti indesiderati e vengono poi separati; il fatto che non siano ingredienti intenzionali del prodotto finito non risolve da solo il requisito vegano. Le alternative dipendono dallo scopo tecnico. La bentonite è un’argilla minerale, non un prodotto vegetale, e viene usata soprattutto per rimuovere proteine che potrebbero causare velature. Proteine vegetali e altri materiali possono svolgere funzioni diverse ma non sono sostituti universali. Chiarifica e filtrazione sono operazioni distinte e l’assenza dell’una non dimostra l’assenza dell’altra. Per riconoscere un vino vegano occorrono informazioni riferite alla bottiglia, dichiarazioni attendibili del produttore o marchi con criteri verificabili. Uno standard volontario non coincide con il logo biologico europeo. Vegano non significa automaticamente biologico, senza solfiti, privo di allergeni o migliore al gusto. Anche una lista degli ingredienti non ricostruisce necessariamente ogni coadiuvante usato. La scelta diventa più chiara quando si distinguono l’origine dei materiali, l’obiettivo della lavorazione e ciò che viene effettivamente controllato per quella particolare bottiglia di vino.

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